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NO FAT 5 – SCUSA MA TI CHIAMO ROSICONE (TEMPO DI LETTURA 4 MIN.)

Padiglione Italia è la rubrica che Aldo Grasso riserva alle critiche main stream, a quei temi che ambiscono a trovare spazio nel chiacchiericcio del pranzo domenicale. Dalla prima pagina del Corriere, l’amico Fat riesce a coinvolgere anche quei lettori che durante la settimana non si spingono oltre il confine del meteo, per raggiungere A Fil di rete. Sceglie bersagli più facili e spara ad altezza uomo nella quiete del week end, che non sembra stemperare però la spinta livorosa che trasferisce quotidianamente sulla tastiera del computer.

Nella sua ultima fatica, Grasso non si capacita che Moccia sia diventato sindaco. Dopo le elezioni deve aver passato giorni infernali sbattendo i pugni sulla scrivania, fino a quando non ha trovato su wikiquote le citazioni per cominciare il pezzo.

Non importa se Moccia nel piccolo comune vuole rilanciare il turismo e prendersi cura della comunità che ha dato i natali alla moglie. Moccia scrive: “Abbracciati, innamorati, avvinghiati, come amorevoli edere alla faccia del tempo”. E allora, secondo Grasso, non è degno di essere  un primo cittadino.
Di certo Moccia non ha conflitti di interesse e amministrerà il comune in modo onesto. Uno che ha venduto 5 milioni di copie nel mondo e ha incassato 50 milioni di euro con i relativi film non ha sicuramente bisogno di rubare. 5 milioni (pausa) di copie? Altro pugno sulla scrivania.

 Grasso definisce “ferale” la moda dei lucchetti ma forse più ferale per lui è stato verificare su wikipedia i dati su Rosello: 322 abitanti. Una realtà simile a quella di Sale delle Langhe, il comune dove è nato. 515 anime a oltre 400 metri di altezza, in provincia di Cuneo. Sempre secondo Wikipedia, Aldo Grasso è l’unica personalità legata al luogo.

Gli avranno mai chiesto di candidarsi? Chissà. Probabilmente non è mai sceso in campo per tentare di conquistare quei voti che sono finiti invece allo scrittore in modo praticamente unanime.

 Il figlio di Pipolo (regista di Mia moglie è una strega, Grandi Magazzini, Il Burbero…), ha cominciato giovanissimo, seguendo le orme paterne. Non si può definire certo un fine intellettuale ma i successi non sono mai mancati. Dopo diverse esperienze a fianco del padre, nel 1986 aveva 23 anni e firmava la sceneggiatura de I Ragazzi della Terza C. Ha fatto l’autore Tv, il regista, lo scrittore. E’ diventato lui stesso un personaggio e Grasso non sembra capire che l’imitazione di Fiorello ne è il suggello.

Grasso a 23 anni terminava gli studi in lettere. Tesi su Eisenstein. Diventa giornalista a 32, a 42 arriva al Corriere come critico tv e con la “penna chiodata” comincia  a colpire conduttori, autori, attori e registi. Pubblica la storia della tv che per molti, bisogna ammetterlo, è una vera bibbia. Dirige Radio Rai per un anno. Insegna all’università e diventa il più importante critico televisivo in Italia. Ma questo non basta a sedare la rabbia che trasuda dai suoi articoli.
Si compiace delle critiche a Moccia lette su Twitter. Ma si demoralizza perché “Purtroppo si capisce che molti hanno letto i suoi libri”. (beh! Ha venduto 5 milioni di copie!).

 Grasso deve scegliere da che parte stare. O tra coloro che “purtroppo hanno letto i suoi libri” o tra quelli che criticano un libro senza prima, prima leggerlo, tradendo in questo caso il fratello figlio unico di Rino Gaetano. (Ok. Si parlava di film, ma è uguale).

“Chissà che festa per i ferramenta del luogo” scrive senza sapere che a Rosello (ci siamo informati) c’è un fabbro ma non ci sono ferramenta e di certo aprirne uno per vendere lucchetti non sarebbe di questi tempi un affare.

Lui che, dopo aver dedicato anni di studio al cinema russo, è già stato umiliato dal ragionier Ugo Fantozzi, non può di certo tollerare l’avanzata di un tardo adolescente. Ironizza sulla possibilità che agenti come Lucio Presta e Beppe Caschetto aprano un settore per candidare a sindaco personaggi famosi. E finisce insultando i cittadini di Rosello perché “Serve a poco prendersela con la volpe quando sono le stesse galline ad aprire il lucchetto del pollaio”.
Figuriamoci quando la volpe non riesce a raggiungere l’uva.
Altro che lucchetti. Eccola la chiave.

NO FAT 4 – NOOOOO…I CINGHIALI NOOOOOO

Questa proprio non ce la aspettavamo. Passi che il nostro critico di riferimento si scagli contro tutto quello che passa in TV, ma addirittura prendersela così con gli animali, ci sembra un po’ eccessivo!!
Conosciamo bene il problema del sovrappopolamento di cinghiali e caprioli, soggiornando spesso in una delle aree più popolate da queste specie di animali, e sappiamo anche quanto sia importante e serio. E come tale va trattato. Non si può titolare però un articolo “Cinghiali assassini”, è uno “Sbatti il mostro in prima pagina” applicato alla specie animale. E non va fatto.
Andrebbe affrontato molto seriamente il problema, non certo in una rubrica chiamata Titoli di coda.

NERO WEB E IL PUBBLICO SCOMPARSO

La domanda da porsi è: perché Nero Wolfe vince il prime time?
E’ fatto abbastanza male, la recitazione lascia a desiderare, è tutto molto fumettistico, macchiettistico… Però fa il 19,01%.
E Italia Coast2Coast, che racconta l’Italia attraverso le tv locali e il web, raccoglie poco più del 3% di spettatori… più o meno lo stesso dato di Ligabue sul 2 di martedì… Perché?
Forse, banalmente, chi vuole ascoltare la musica può evitare di guardarla. E chi ama i contenuti offerti dalla Rete preferisce costruire il proprio palinsesto davanti a un qualunque device diverso dalla tv.

NO FAT 3 – NON PUNTO SU DI TE E LA CRITICA ELEMENTARE

È Elisa Isoardi ad essere colpita oggi, con la trasmissione “Punto su di te” condotta assieme a Claudio Lippi. Grasso parte dalla trasmissione, che secondo noi non avrebbe neanche dignità di essere menzionata, per attaccare il servizio pubblico.

“Il Servizio pubblico potrebbe fare qualcosa di più per aiutare il Paese a uscire da questa crisi? Non si chiedono, ovviamente, soluzioni, né dibattiti per trovare soluzioni (quelli, purtroppo, ci sono già). Si chiede qualcosa di più impalpabile, un refolo di intelligenza, una ventata di freschezza, un battito di ali che faccia volgere lo sguardo in avanti. Niente, niente, niente. Il Servizio pubblico è un carrozzone che mira solo alla sua autoconservazione, costi quel che costi.”

Sì, anche qui nulla da dire se ci si limita a leggere ciò che viene detto in questo paragrafo. Ma quelle frasi le avrebbe potute scrivere qualunque ragazzo di scuola media o di Liceo, chiunque… Da Grasso ci si aspetterebbe qualcosa di più; come ci si aspetterebbe anche un’idea costruttiva di quello che dovrebbe essere la critica televisiva. Non solo bordate, critiche, stroncature. Ma due paroline su come dovrebbe essere il servizio pubblico? Sennò è troppo facile eh! Il refolo di intelligenza, la ventata di freschezza forse potrebbe passare anche dalla critica…